Work in progress

Siccome ieri, nei fumi della sbronza e con velleità artistiche improvvisate, mi sono definito “blogger”, scrivo un post per non smentirmi.
Insieme alla dicitura “Blogger” ho cercato di individuare altre professioni, per celare la mia totale mancanza di meriti sul campo.
Ad esempio:
– fotografo (meglio se di moda)
– dj (meglio se dubstep)
– curatore di mostre/eventi artistici
– critico musicale o cinematografico
– studente
– comunicatore

Ora ho una dignità e posso stare nel mondo dei giusti.

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Oblìi

Meno male che da quando sono in Belgio mi sono dimenticato di come sia difficile campare senza santi in cielo. E non mi riferisco al fatto di non aver fede, ma al fatto vissuto, sofferto, pagato e ancora da pagare per mille e ancora mille anni di non avere privilegi sociali.
Meno male che mi son scordato, in questo anno di giostra, che ancora c’è, chi non solo deve lottare per il pane in quella nazione civile che chiamiamo “Italia” ma anche chi deve lottare per avere dignità e rispetto, per non essere calpestato, per avere il diritto di dire la propria quando e come gli pare.
Meno male che non soffrirò tornando agli orrori di quella che mi hanno insegnato a chiamare patria, che sarò totalmente insensibile a tutti gli scacchi perpetrati impunemente dagli arroganti di turno. Meno male che il cuore me lo sono bevuto.
Meno che le spiagge della Sardegna mi faranno dimenticare i lamenti di chi un futuro non ce lo hai mai avuto, di chi si sbatte da mattina a sera per tenere insieme affetti e amicizie conquistate a fatica nel tempo.
Meno che farò finta di non vedere che la povertà mi circonda, che ormai ci si deve indebitare per avere un po’ di considerazione dal vicino di casa. Che bisogna stare con quelli giusti, quelli che vincono, che non sbagliano mai.
Meno male che quando tornerò a casa non mi ubriacherò e me ne starò zitto senza nominare nè preti, nè santi, nè re.
Meno male che terrò la bocca chiusa per tenermi qualche amico fantoccio, anche lui coi miei stessi mali ma con un dottore affianco che glieli nasconde col valium.
Meno male che non avrò niente da raccontare, che non ho mai perso, che sorrido sempre e non puzzo mai.
Meno che mi sono dimenticato, in questo anno passato lontano da casa, come si insegua la libertà.

Roberto Oggiano

Cucciaroni

Se stai cercando Cucciaroni vedi voce Cucciaroni (disambigua)

Cucciaroni (1942 – 1969) è stato un caricatore, illuminista, suonatore di banjo e antropologo fra i più illustri del Novecento.

Nasce nel Michigan nel 1942 da madre troia e padre violento che lo vende a una ditta di traslochi
che fallirà a causa della crisi del ’29 lasciando il pacco a una compagnia aerea che si occupa di fare la tratta Chicago-Los Angeles, Los Angeles-Chicago. In questo periodo il bambino cresce nel milieu delle banlieues aeree con tutto quel che vuol dire per un bambino di quell’età vivere nelle banlieues, una volta sceso inizia ad occuparsi di pugilato, prima come peso piuma e in seguito come peso mosca. Dopo aver lasciato il pugilato a causa del morbillo frequenta il corso di salto con l’asta all’ High School of Social Distortion dove viene allontanato per aver utilizzato un estintore a sproposito. In seguito racconterà questi anni come “l’inizio di un percorso mistico che però mi ha portato in un vicolo cieco”. Prima di farsi espellere riesce a frequentare gli ambienti avanguardistici dell’epoca cominciando così a suonare il banjo e la fisarmonica. Inizia così un periodo di stenti dove Cucciaroni per mantenersi fa i mestieri più disparati come scassinatore, spazzacamino, controllore di treni, assaggiatore reale, il migliore amico, lustra-scarpe, impresario edile e perfino il cameriere.
In questi anni affina la tecnica di muovere l’orecchio senza toccarlo, arte per la quale verrà onorato col titolo di baronetto in Inghilterra. Nonostante la perenne penuria economica in cui si trova riesce a pagarsi un corso di yoga dove conosce Federica, che diverrà la sua prima moglie. Si narra che durante il matrimonio gli sposi si alzarono dal tavolo numerose volte per andare a salutare i parenti e gli amici e bere un bicchiere con loro. Dall’unione nacque una bambina che ora batte nei quartieri bene del Liechenstein. No, non è vero l’hanno vista l’altro ieri che buttava la mondezza vicino a casa sua, nell’Ohio e si sa, una prostituta non butta mai la mondezza, a meno che non si tratti di bambini.
Dopo aver lasciato dopo solo 11 mesi la compagna, con la quale si dice abbia avuto un rapporto burrascoso decide di cambiare vita e si taglia i capelli. Da solo.
Sarà quest’ esperienza a fargli cambiare idea e nome: Rosario.
Ma il vero salto di qualità lo fa con la pubblicazione del libro “Quanto è inutile ascoltare i National senza conoscere i Tinderticks”, un trattato di botanica dimenticato per sbaglio in una cabina telefonica. Il libro riscuote successo e no. E vince il premio Balzan.
Dal bestseller nasce il film “Boria” girato in stopmotion e con la tecnica dell’effetto Schüfftan
Muore a 27 anni (in piena Summer of Love) dimenticato da tutti, di suicidio, droga e alcool in un incidente stradale in circostanze misteriose perchè si sa che tanto alla fine questi artisti muoiono tutti così.

Les Jours Bruxellois

Se ne avessi voglia di raccontare il concerto di Nicola Conte e di Mulatu Astatke in quel di Leuven, o la Cinematic Orchestra in Bruxelles, proprio sotto l’Atomium.
Ah se solo ne avessi voglia di descrivere ambienti, odori, situazioni.
Se non fossi così pigro vi racconterei che mi son fatto dieci km in bici per andarli a vedere questi toghi della Cinematic Orchestra, roba che se lo fai dove sono nato, di andare tipo da Viddalba a Valledoria a ballare in bici sarai etichettato per sempre come quello che andò a ballare in bici e poi ti voglio vedere come fai nei tornanti che portano a Giuncana, in bici, dopo che non solo hai visto la Cinematic Orchestra in questo splendido teatro naturale circondato dagli alberi, ma hai ballato pure la dubstep.
Ambàrati in Belgio.
Ah se solo fossi dotato del dono della parola come vi racconterei di come i film di Fellini continuino a riempire le sale dei cinema di tutta Europa come ad esempio La Dolce Vita stasera alla Cinematek à Bruxelles, che poi cosa ce ne frega a noi della Cinematek, di Fellini e di Bruxelles che in questo momento ci stiamo godendo l’estate, pa piazeri Cucciarò lagazi in pazi, sei togo basta chi ti cagli.
Vi direi che sto a Bruxelles da 3 giorni e ho incontrato a lot of sardish people, bar che si chiamano “L’isola”, e sardi che vanno a vedere i film di Fellini alla Cinematek e non si chiamano Cucciaroni.
E poi le gambe più belle del Belgio di una fiamminga che portava questo titolo con orgoglio, senza vergognarsene che oltre alle gambe c’ha pure il cervello e di come si sia permessa di appellarmi “monsieur Italie” assurgendomi a rappresentare una nazione intera e forse lo ero il rappresentante italiano in quella situazione di sei o sette fiamminghi che parlavano in fiammingo e mi insegnavano come fregare quelli del bancone per bere gratis, sempre lì sotto l’Atomium.
E che anche se me lo hanno insegnato in francese e non in fiammingo il risultato è stato pessimo che tipo quelli del bancone mi hanno scoperto dopo un micro-secondo, altro che italiani bravi a fare magagne.
Ah l’intelligenza, che sembrava ce lo avessi scritto in faccia che “sto cercando timidamente di prendervi in giro” a voi fiamminghi del bancone.
Ah ne fossi capace, come vi racconterei che mentre scrivo sto bevendo latte e sto mangiando biscotti comprati nel Carrefour qui vicino prima che il mio coinqulino olandese mi dicesse tra le tante cose che il Carrefour è caro, di andare altrove. E mi racconta poi che in Olanda tra paesi vicini non si possono vedere tra loro come succede in Belgio del resto, e in Italia, e in Cina pure…chissà, io in Cina non ci sono mai andato.
E tutto questo ce lo siam detti in inglese, chissà come faceva a capirmi questo qua che già noi sardi difettiamo in l’italiano figuriamoci in inglese. Apparte Gianfranco Zola.
Se poi riuscissi a scrivere bene come Conrad che invece di raccontare storielle assurde sui sardi in giro per il mondo parla di natura e di porti inimmaginabili per i più, vi parlerei di come ci si possa consolare con la letteratura e il jazz anche se sei a mille km da casa, e non hai un soldo, né una donna, nè un futuro come scrittore.
Questo Conrad diceva che non riusciva a spiegare alla moglie che anche guardare dalla finestra per lui era lavorare e come potrei riuscirci io d’ailleurs?
Fuori dalla mia finestra c’è una scuola d’architettura e poi una targa che ricorda Maurice Wilmotte che da nome alla via dove abito e che era un filologo importante in quel di Liegi.
Ora, se la Cia mi sta cercando, come suppongo da tempo, saprà dovre trovarmi.
E anche gli appassionati di toponomastica potrebbero trovare questo dato interessante, se mai un appassionato di toponomastica avrebbe voglia di leggere queste due righe.
Se mai fossi capace a scriverle o se ne avessi voglia.
Invece io non ne ho per niente voglia di ridicolizzarmi di fronte ai 2 o 3 lettori giornalieri di questo blog sparuto, quindi non vi racconto proprio un bel niente.
Ma se solo ne avessi un minimo di intenzione mi ispirerei a Hasek, questo scrittore ceco che scriveva su un giornale di destra e poi con uno pesudonimo polemizzava con sé stesso su un altro giornale, di sinistra. Come se io, con un altro nome, scrivessi dei commenti negativi ai miei articoli.
Come se non l’avessi mai fatto o non avessi intenzione di farlo ancora.
E con ancora più difficoltà di prima, visto che non avrei neanche elezioni comunali per divertirmi alle spalle degli altri.
Se ne avessi voglia di polemizzare con me stesso che farei? Attaccherei l’inglese di Zola, l’Olanda o l’inedia che mi impedisce di scrivere?

Cucciaroni

L’insonnia

Essere insonni se il giorno dopo non lavori non è poi così male. Te ne stai lì ad aspettare che il sonno arrivi, senza problemi di orario. Un volta il sonno è arrivato a mezzogiorno, dalle 2 di notte che l’aspettavo, chè se sei insonne non cominci ad aspettare il sonno prima delle 2 di notte.

Puoi fare di tutto mentre aspetti il sonno, ma la maggior parte del tempo mentre aspetti il sonno la passi a letto ad aspettare che il sonno arrivi.

Ripeto, sei non hai un lavoro, una moglie, dei bambini, essere insonne non è così male e anzi ti da un’ aura fatata ed eroica. “Ehi ciao, sai, io sono insonne, questo significa che ho tanti pensieri per la testa, la vita per me è dura e sono molto intelligente, perchè solo i molto intelligenti pensano tanto e hanno l’insonnia”. A questa frase però dovrai predisporti alle successive risate di scherno dei tuoi amici. Se ce li hai degli amici.

A cosa pensi quando hai l’insonnia?

Se non hai un lavoro, una moglie e dei bambini pensi al lavoro, alla moglie, ai bambini che non hai e che chissà se avrai mai.
Se hai un lavoro, una moglie e dei bambini pensi al lavoro, a tua moglie, ai bambini.

Perchè hai l’insonnia?

Se non hai un lavoro, una moglie e dei bambini sei spesso insonne perchè non hai né un lavoro, né una moglie, né dei bambini.
Se hai un lavoro, una moglie e dei bambini sei insonne perchè hai un lavoro, una moglie, dei bambini.

L’insonnia è una sporca invenzione dei datori di lavoro.
Se non fossimo impegnati in una gara perenne a fotterci l’uno con l’altro l’insonnia non esisterebbe. Probabilmente neanche la guerra esisterebbe, ma ora stiam parlando di insonnia.

Immagina un po’, sei insonne la notte e aspetti il sonno. Se non hai un lavoro o altri impegni quando finalmente il sonno arriva puoi dormire fin quando non ti svegli e ricominci ad aspettare il sonno.

L’insonnia è una menzogna del tempo.
Io non sono soddisfatto di questa divisione del tempo in giorni, mesi, anni. Certo mi ci devo adattare.
Ma nel mio personale computo del tempo ecco che a volte quello che per te è un giorno per me è solo mezza giornata ergo quelli che sono due giorni per te, se segui le convenzioni, sono un giorno per me.

Con questo sistema riesco ad aggirare l’insonnia.
Ma non sempre riesce, a volte hai un lavoro, una famiglia, dei bambini e ti tocca seguire le convenzioni e quindi lasciare spazio all’insonnia.

L’uso di camomilla o sonniferi è consigliato se ti stanca aspettare, ma arriverà il momento nella vita in cui dovrai per forza fare i conti con l’assenza di sostanze che alterano la percezione dei sensi perchè che so, non c’è una farmacia nel tuo quartiere, sei lontano da casa, diventi povero, scoppia la guerra mondiale, un terremoto (o tutte queste cose assieme).

E allora l’unica cosa che ti resta da fare è adottare il sistema che ti ho proposto.

Ad esempio: sei insonne perchè è scoppiata la guerra, e i sonniferi non sono facilmente reperibili, che fai?
Semplice: aspetti il sonno e mentre lo aspetti ti dai un sistema di misura del tempo che non collima con quello degli altri ma ti permette di evitare l’insonnia.
Quando il sonno arriva, che prima o poi il sonno arriva per tutti, dormi. Poi ti risvegli e mentre aspetti il sonno inizi a contare, e in questo caso se resti sveglio 30 o 32 ore consecutive secondo il tempo convenzionale puoi dirti che sei stato sveglio appena qualche ora e quando il sonno arriva puoi dire “toh, sono sveglio solo da qualche ora e ho già sonno”.

Per quanto riguarda il giorno e la notte puoi utilizzare lo stesso sistema del tempo, quindi chiamare il giorno notte e la notte giorno a seconda di come ti pare e piace. Ovvio che poi devi avvisare il tuo interlocutore che hai cambiato i significati alle parole affinchè ti capisca. Ma spesso agli insonni capita di non avere degli interlocutori e allora il problema è bello e che risolto.

A proposito mi son dimenticato di avvisarti che io uso il termine sonno per indicare quello che gli altri chiamano sesso.
E ora che il sesso è arrivato, ti saluto.

Cucciaroni

Il Belgio, i belgi, le belghe

In Belgio. Certo che se a 26 ti ritrovi in Belgio la vita è proprio strana, a meno che tu non sia belga. “dai Cucciarò raccontaci il Belgio”. La prima cosa che racconterei sono le puttane in vetrina, dietro la stazione, in quel bordello a cielo aperto che è Liegi. Ad ogni ora del giorno sono pronte ad accoglierti. Ovvio che ciò implichi la fatidica domanda: “e tu? ci sei andato?” Si potrebbe obiettare che le donnacce, le donnine, le professioniste dell’amore, siano uguali a tutte le latitudini del mondo, ma al bar un giorno un saggio mi suggerì che nelle puttane oltre al sesso ci si cerca un po’ di folklore e io feci mia questa massima. Già mi piace pensare che nelle puttane ci si cerca. Un’altra massima ve la spiattello subito: se siete vicini a un porto o a una stazione state certi che lì troverete un po’ d’amore.

Dicevamo del Belgio, prima che tutto andasse a puttane: cosa dovrebbe avere di diverso dalla Sardegna il Belgio se non il clima? Qui la gente beve uguale, scopa uguale, e mangia uguale più o meno. Quante volte mi son sentito dire che non bevo come un belga? Forse un po’ meno di quante volte mi son sentito dire che non bevo come un sardo. Insomma a quanto pare bere non basta mai per avere una patria.

Che Liegi fosse mafiosa e trafficona me ne sono accorto subito, prima ancora di sapere che la seconda comunità di stranieri presente è quella italiana, che è già un bel dire. Locali aperti ad ogni ora, negozi che aprono e spariscono dopo una settimana, traffici loschi, regole non rispettate, catenine d’oro e chiese. In mezzo a tutto questo can can ho amato, perso, pianto e vissuto per circa un anno. E non è ancora finita.

Ho vissuto in un quartiere, Jonfosse, costruito durante la rivoluzione industriale per alloggiare gli operai, con i mattoni rossi e la desolazione imperante e ho capito come mai si tenda spesso al suicidio in questo piccolo pezzo di mondo. Se ne parla in continuazione, ci si scherza su ed è praticato in mille modi: buttarsi nella Meuse, tagliarsi le vene, impiccarsi. Il più grande scrittore di Liegi, George Simenon, ne scrisse un romanzo: “Le pendu de St. Pholien” prendendo spunto dalla vicenda di un giovane pittore che si impiccò nella chiesa di St.Pholien.

Non che la vita manchi qua, delle donne e dell’alcool ve ne ho già parlato. Ad Anversa il prodotto tipico è il gin, è una città di porto e anche lì i marinai hanno da divertirsi.

Eppure ci son certi giorni in cui la vita non è un granchè, sopratutto se fai l’operaio durante la rivoluzione industriale, e allora il passo è breve. Un film di un regista belga quest’anno ha vinto il festival del cinema di Roma ed era ambientato in una clinica per suicidi.Insomma se volete suicidarvi non perdete tempo: venite in Belgio.

Oltre a darsi la morte i Belgi sono bravi in niente, anche perchè assurgere un popolo intero a una determinata categoria mi ricorda vagamente il nazismo. Il Belgio a detta dei belgi è strano. Come è strana la Vallonia per i Fiamminghi e le Fiandre per i Valloni..quando piove “ah c’est la Belgique”…non c’è governo “ah c’est la Belgique”…si suicida qualcuno “ah c’est la Belgique”. In generale i Belgi amano andare in vacanza in Spagna e raccontare le loro vacanze spagnole come le vacanze più belle del mondo. “io adoro la Spagna” ti dice il belga medio, bè “io no”. Baudelaire invece diceva che le donne belghe sono brutte: ma in che diavolo di bordelli sei stato vecchio Charles!

Ho ancora qualche mese da trascorrerci, vi aggiornerò ancora se anche io non mi farò prendere dalla smania dei coltelli, di un tuffo nel fiume o dell’impiccagione.

Una tranquilla domenica di Maggio

“Cucciarò oggi parti titolare”.

Bene, è l’ultima giornata di campionato e dopo un anno passato ad allenarmi e a bazzicare tra panchina e tribuna, magari una partita intera me la merito, mi dissi; ero giovane, il fisico reggeva ancora i 90 minuti. Invece no. L’allenatore mi fa sapere che non sarò io la punta di diamante, ma il nostro goleador che con le sue reti ci ha portato alla terz’ultima posizione nella serie più bassa in cui si possa giocare. Non mi aspettavo certo un futuro nel mondo del calcio. Pas mal, pensai, giocherò almeno un tempo, ed ecco appunto che nell’intervallo arriva la seconda chiamata: “scaldati”. E già che eravamo a Maggio, e già che ero già caldo per entrare, incurante, inizio i miei esercizi. Corsetta; stretching; corsetta; stretching. E il tempo passa e il nervosismo monta e la voglia di scendere in campo, che non mi era mai mancata, pure.

Venticinquesimo del secondo tempo: “Cucciarò, scaldati”. Ora, non che non fossi caldo, si era a Maggio, ma l’ennesimo sollecito dell’allenatore-portiere che ci aveva portato al terz’ultimo posto nella categoria più bassa in cui si possa giocare mi costringe a imprecare rispettivamente contro di lui, la dirigenza, il mondo e, last but not least, Dio.

A 5 minuti dalla fine arriva il mio momento: il bomber forse è stanco, o forse qualcuno dei summenzionati destinatari dei miei improperi si risente (il primo sospetto non è l’allenatore).

Entro, corro, lotto, raggiungo l’aria di rigore avversaria, l’azione si viluppa sulla destra, il portiere maldestro abbandona la porta per fermare il mio compagno di squadra, ricevo la palla, sono solo davanti alla porta e gliela faccio vedere all’allenatore, alla dirigenza, al mondo e a Dio che il lavoro duro e la pazienza pagano: abilmente insacco.

Annullato. L’arbitro, inesorabile, si pronuncia: “Fuorigioco”.

 

Una triste domenica di caccia

Scrivo in memoria di Antonello, che solo ora, dopo la sua scomparsa, mi accorgo di non aver mai conosciuto; purtroppo in questi momenti le parole da dire sono poche e inutili. E’ stato un brutto incidente come tanti ne accadono e di fronte ai quali siamo impotenti. Il mio ricordo lo affido a queste brevi righe: ciao Antonè!!

antonello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Oggiano