Tentativi

“Ho paura di aver bevuto troppo stasera per essere di qualche utilità”.
“Non è un esame, Moses. Rilassati. Facciamo un tentativo.”
Quando aprì gli occhi la mattina dopo, Moses la trovò già sveglia che leggeva a letto. Un’edizione tascabile di Cent’anni di solitudine. “Sorpresa, sorpresa” disse Beatrice.
“Non sono solo una che scopa divinamente”.

(Solomon Gursky è stato qui, Mordecai Richler, 1989)

In Cerdegna

Gabriel Cordano siede, immobile. Guarda, ma l’occhio è assente. Pensa.
“In Cerdegna la vita è lenta… Il potere, che altrove spinge gli uomini a divorarsi a vicenda come termiti impazzite, quaggiù è poca cosa. Le redini le tiene el Rey oltremare. I pochi sardi d’ingegno sono piuttosto bandidos che baroni… Chi potrebbe biasimarli? I catalani di quaggiù son tonti in maniera eccessiva, singolare, forse a causa dell’aer pestilencial che circonda la città, forse perchè i migliori sono rimasti a Corte… Potrei vivere isolato, nascosto, nell’indifferenza del mondo, cercare nella mandragora, nelle radici di isaele, nei cuori di calena… Ma il cane rognoso mi fiata alle spalle, vuol mordere, mi costringe a usare la croce contro una creatura… Per placare gli animi dei sardi dicono i farisei. I sardi che hanno anima non saranno placati, come lupi son sui varchi. Gli altri perdendo il regno hanno perduto l’anima.”

(Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, 1986)

Le charme discret

Oh, lo Skiwasser! Nelle pause del gioco, oltre ad addentare qualche panino che sempre, non senza ostentazione di anticonformismo religioso, sceglieva tra quelli al prosciutto di maiale, spesso Micòl tracannava a piena gola un intero bicchiere del suo caro “beverone”, incontrandoci di continuo a prenderne anche noi “in omaggio” – diceva ridendo – “ al defunto Impero austro-ungarico.”
La ricetta – aveva raccontato – le era stata data proprio in Austria, a Offgastein, nell’inverno del ’34: l’unico inverno che lei e Alberto, “coalizzati”, ce l’avevano fatta a andarci per una quindicina di giorni da soli, a sciare. E sebbene lo Skiwasser, il nome lo testimoniava, fosse bevanda invernale, ragion per cui avrebbe dovuto essere servito caldo bollente, tuttavia anche in Austria c’erano tipi che d’estate per continuare a berlo lo bevevano così, in “stesura” ghiacciata e senza fetta di limone, e lo chiamavano in quel caso Himbeerwasser.
Ad ogni modo, prendessimo ben nota, aveva aggiunto con comica enfasi, alzando un dito: i chicchi d’uva, “importantissimi!”, era stata un’idea sua: e ci teneva, c’era poco da ridere. Rappresentava, l’uva, il particolare contributo dell’Italia alla santa e nobile causa dello Skiwasser, ovvero di esso, più esattamente, la particolare “variante italiana, per non dire ferrarese, per non dire…eccetera, eccetera”.

(Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, 1962)

Il secolo breve

Sembra che Mao abbia detto a Togliatti: “Perchè mai l’Italia dovrebbe sopravvivere a una guerra nucleare? Resteranno trecento milioni di cinesi e questo basterà per la sopravvivenza della razza umana”.

(Eric Hobsbawm, Il secolo breve, 1994)

Pagellone: I 50 migliori racconti che ho letto

Lista di racconti di martin/nitram

nitram blog

In rigoroso ordine alfabetico:

1- Raffaello Baldini “La fondazione” (“La fondazione”)
2- Michail Bulgakov “Le uova fatali” (“Racconti fantastici”)
3- Raymond Carver “Biciclette, muscoli, sigarette” (“Da dove sto chiamando”)
4- Raymond Carver “Da dove sto chiamando” (“Da dove sto chiamando”)
5- Raymond Carver “Penne” (“Da dove sto chiamando”)
6- Raymond Carver “Provi a mettersi nei miei panni” (“Da dove sto chiamando”)
7- Raymond Carver “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa” (“Vuoi stare zitta per favore?”)
8- Anton Cechov “Ubriachi” (“Racconti”)
9- John Cheever “Di passaggio” (“Tredici racconti”)
10- John Cheever “La moglie giovane” (“Tredici racconti”)
11- John Cheever “L’autobiografia di un commesso viaggiatore” (“Tredici racconti”)
12- John Cheever “Pranzo di famiglia” (“Tredici racconti”)
13- Emidio Clementi “Alaska” (“Gara di resistenza”)
14- Emidio Clementi “Domeniche” (“Gara di resistenza”)
15- Emidio Clementi “Vi ar utlander” (“Gara di resistenza”)
16- Jennifer Egan “Oggetti trovati” (“Il tempo è un bastardo”)
17-…

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La Storia

“Frattanto, la lega Mussolini-Hitler si faceva sempre più stretta, finchè, nella seguente primavera del 1939, i due si allearono militarmente col loro patto d’acciaio. E senz’altro, al modo che Benito aveva colonizzato gli Etiopi, Adolfo partì alla colonizzazione dei popoli europei, sotto l’impero della razza tedesca suprema, come aveva promesso. Allo scoppio, tuttavia, del conflitto mondiale, seguìto di lì a poco, il socio italiano, malgrado il patto, preferì tenersi da parte, malsicuro, temporeggiando. E solo di fronte alla vincita sensazionale del suo consocio (che nel giro di una luna, divorata l’Europa intera, già toccava il traguardo di Parigi) per garantirsi la propria porzione di gloria entrò in guerra al suo fianco”

La Storia
, Elsa Morante

Ovvietà

Bisogna ricordare che per gli antichi greci ed anche per gli antichi romani il concetto di ozio non aveva i connotati negativi che ha poi assunto nel mondo moderno; anzi era considerato il modo più appropriato di passare il tempo per un uomo libero e non schiavo. Proprio perciò la musica, in quanto occupazione per i momenti di ozio veniva considerata da Aristotele come una disciplina “nobile e liberale”.

(Storia della musica, Baroni; Fubini; Petazzi; Santi; Vinay)

La vita agra

“C’è un ubriaco là per terra.”
“E allora?”
“Datemi una mano a rialzarlo.”
“Si rialzerà da sé.”
“Non ce la fa. L’ho aiutato io, ma m’è ricaduto e perde sangue.
“E noi cosa ci entriamo? E’ successo a lei, no? Se la veda lei.”
E riattacarono a giocare a carte.

(Luciano Bianciardi, La vita agra, 1962)

Errare

In altre parole, non miglioro.
Vagabondo ero, vagabondo resto. Tempo che la malattia sia incurabile.
Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso.

(John Steinbeck, Viaggio con Charley, 1962)

Quaderno primo

Conosco anch’io il congegno esterno, vorrei dir meccanico della vita che fragorosamente e vertiginosamente ci affaccenda senza requie. Oggi, così e così; questo e quest’altro da fare; correre qua, con l’orologio alla mano, per essere in tempo là. – No, caro, grazie: non posso! – Ah si, davvero? Beato te! Debbo scappare… – Alle undici, la colazione. – Il giornale, la borsa, l’ufficio, la scuola… – Bel tempo, peccato! Ma gli affari… Chi passa? Ah, un carro funebre… Un saluto, di corsa, a chi se n’è andato. – La bottega, la fabbrica, il tribunale…
Nessuno ha tempo o modo d’arrestarsi un momento a considerare, se quel che vede fare agli altri, quel che lui stesso fa, sia veramente ciò che sopratutto gli convenga, ciò che gli possa dare quella certezza vera, nella quale solamente potrebbe trovar riposo. Il riposo che ci è dato dopo tanto fragore e tanta vertigine è gravato da tale stanchezza, intronato da tanto stordimento, che non ci è più possibile raccoglierci un minuto a pensare.

(Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio Operatore, 1925)