Gabriel Cordano siede, immobile. Guarda, ma l’occhio è assente. Pensa.
“In Cerdegna la vita è lenta… Il potere, che altrove spinge gli uomini a divorarsi a vicenda come termiti impazzite, quaggiù è poca cosa. Le redini le tiene el Rey oltremare. I pochi sardi d’ingegno sono piuttosto bandidos che baroni… Chi potrebbe biasimarli? I catalani di quaggiù son tonti in maniera eccessiva, singolare, forse a causa dell’aer pestilencial che circonda la città, forse perchè i migliori sono rimasti a Corte… Potrei vivere isolato, nascosto, nell’indifferenza del mondo, cercare nella mandragora, nelle radici di isaele, nei cuori di calena… Ma il cane rognoso mi fiata alle spalle, vuol mordere, mi costringe a usare la croce contro una creatura… Per placare gli animi dei sardi dicono i farisei. I sardi che hanno anima non saranno placati, come lupi son sui varchi. Gli altri perdendo il regno hanno perduto l’anima.”

(Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, 1986)

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