Oh, lo Skiwasser! Nelle pause del gioco, oltre ad addentare qualche panino che sempre, non senza ostentazione di anticonformismo religioso, sceglieva tra quelli al prosciutto di maiale, spesso Micòl tracannava a piena gola un intero bicchiere del suo caro “beverone”, incontrandoci di continuo a prenderne anche noi “in omaggio” – diceva ridendo – “ al defunto Impero austro-ungarico.”
La ricetta – aveva raccontato – le era stata data proprio in Austria, a Offgastein, nell’inverno del ’34: l’unico inverno che lei e Alberto, “coalizzati”, ce l’avevano fatta a andarci per una quindicina di giorni da soli, a sciare. E sebbene lo Skiwasser, il nome lo testimoniava, fosse bevanda invernale, ragion per cui avrebbe dovuto essere servito caldo bollente, tuttavia anche in Austria c’erano tipi che d’estate per continuare a berlo lo bevevano così, in “stesura” ghiacciata e senza fetta di limone, e lo chiamavano in quel caso Himbeerwasser.
Ad ogni modo, prendessimo ben nota, aveva aggiunto con comica enfasi, alzando un dito: i chicchi d’uva, “importantissimi!”, era stata un’idea sua: e ci teneva, c’era poco da ridere. Rappresentava, l’uva, il particolare contributo dell’Italia alla santa e nobile causa dello Skiwasser, ovvero di esso, più esattamente, la particolare “variante italiana, per non dire ferrarese, per non dire…eccetera, eccetera”.

(Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, 1962)

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