In occasione della proiezione de Le Beau Serge di Claude Chabrol al cinema Massimo di Torino, ho recuperato un vecchio numero dei Cahiers du cinèma dell’Ottobre 2010, quasi interamente dedicato al grande regista francese dopo la sua scomparsa, avvenuta un mese prima. Nell’editoriale di Stéphane Delorme dal titolo Chabrol méconnu, si insiste su quanto sia poco conosciuta l’opera di Chabrol, che consta di circa 50 titoli, e non venga considerata nella sua interezza. Il numero poi prosegue con varie interviste a quelle che sono state les femmes fatales nei suoi film e della sua vita, come di solito accadeva ai registi della Nouvelle Vague: Bernadette Lafont (Le Beau Serge, À double tour, Les bonnes femmes, Les godelureaux, Violette Nozière, Inspecteur Lavardin, Masques) Stéphane Audran, sua moglie (fra i tanti Les Cousins, Les bonnes femmes, Les godelureaux, L’Œil du Malin, Landru, Les Biches, La Femme infidèle) e Isabelle Huppert, che ha girato con lui 7 film (da Violette Nozière a L’ivresse du pouvoir, passando per Madame Bovary) che raccontano il loro rapporto professionale con Chabrol rivelandone aspetti ancora nascosti. Così come tenta di fare Chabrol plan par plan, un articolo che sceglie sei esempi di altrettanti film per mostrare la messa in scena accurata del regista guardiano della dottrina hitchcock-hawksiana, nata dai deliri (rigorosi, ma pur sempre deliri) dei giovani turchi della nouvelle vague. Abbandonata la penna dei Cahiers per passare alla macchina da presa, il giovane Claude (26 anni) dopo aver girato i suoi primi due film torna a scrivere in occasione dell’uscita numero 100 della storica rivista francese. Lo fa con un articolo intitolato Les petits sujets confrontando un grande soggetto, chiamato L’ Apocalypse de notre temps con uno piccolo a cui da il nome di Une querelle entre voisins. I due soggetti, alla fine dell’articolo, corrisponderanno (seppur con qualche modifica) a due pellicole: il soggetto maggiore è La fine del mondo film americano del 1959, il minore Le Beau Serge. Con l’articolo, Chabrol vuole attaccare il cinema francese ambizioso, pomposo, che fa il verso a quello americano: il cinema della cosidetta “Qualité française”. Una sorta di manifesto della nouvelle vague, che con questa conclusione, illumina:

“À mon avis, il n’y a pas de grands ou de petits sujets, parce que plus le sujet est petit, plus on peut le traiter avec grandeur. En vérité, il n’y a que la vérité.”

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