Come mi sia appassionato alla musica brasiliana resta un mistero.
Forse lo spirito di qualche lontano avo Oggiano ogni tanto torna a trovarmi, dopo essere finito in quelle terre così misteriose e affascinanti.
E quindi samba e bossanova. Il carnevale, la tristezza, la saudade.
Ma il genere principe è il choro, la musica popolare. Ed è proprio il choro il protagonista principale del documentario Brasilerinho di Mika Kaurismaki, realizzato nel 2005.
Le origini sono tre: le melodie dei migranti europei, i ritmi afro-americani e la musica degli indiani del Brasile.
I musicisti intervistati sono tanti, e tutti ruotano intorno al trio Madeira, due chitarre e un mandolino, di stanza a Rio De Janeiro. La varietà degli strumenti è notevole : i fiati: clarinetto, tromba e trombone;le percussioni, su tutti il pandeiro, il tamburello brasiliano; e le voci, sopratutto femminili come Ademilde Fonseca e Teresa Cristina.
L’autore finlandese cattura l’atmosfera di Rio, alternando immagini di concerti per strada o nei teatri, dipingendo un singolare affresco del primo stile urbano del Brasile.
Da non perdere per chi ha antenati che infondono insane passioni come la musica.

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