Lapisvedese

Era il primo giorno di ottobre e i coniugi Pavlovic si preparavano per la serata. Sarebbero usciti a cena. Una consuetudine ben consolidata per la coppia; ogni primo del mese, con la loro utilitaria ammaccata, si dirigevano verso Moskovskaya e, parcheggiata la macchina, raggiungevano a piedi un piccolo ristorante d’angolo, il Brat’ja Karamazovy, dove si poteva mangiare, a detta del signor Pavlovic, il miglior pesce fritto della città. Ne era ghiotto Pavel Pavlovic, cinquantatré anni, operaio e uomo mite, controllato, ma anche un po’ timoroso. Non aveva hobby. Li temeva, perché aveva paura che potessero essere considerati attività sovversive. Guai se la polizia avesse messo gli occhi su di lui, la preoccupazione e il timore avrebbero schiacciato la sua famiglia. E lui non voleva questo.

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