[…] Chissà se, alla fine di questa serie di riforme, si scoprirà che, in città e in provincia, ci sono perfino dei magistati a cui sia stato insegnato a stringere ogni giorno la mano al Buonsenso e alla Giustizia; che perfino le leggi assistenziali possono avere pietà del debole, del vecchio, dell’infelice; che le scuole, ispirate ai grandi princìpi del Cristianesimo, possono diventare il più bell’ordinamento che si sia sparso in ogni punto di questo civile paese; che le porte delle prigioni possono essere sbarrate all’esterno in modo altrettanto saldo e sicuro come all’interno; che la diffusione universale dei mezzi necessari a una vita sana e decente sono un diritto per i più poveri fra i più poveri, alla stessa stregua per cui sono indispensabili alla salvezza dei ricchi e dello Stato; che non spetta ad alcuni meschini comitati od organismi similari – più piccoli di gocce nel grande oceano dell’umanità che rumoreggia intorno ad essi – il potere di scatenare la Febbre e la Consunzione a loro piacimento sulle creature di Dio, o di sonare per sempre sui loro piccoli violini mercenari la Danza della Morte.

Charles Dickens (prefazione a Il Circolo Pickwick, 1867, ed. Adelphi, 2009, trad. Lodovico Terzi)

 

 

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