Se ne avessi voglia di raccontare il concerto di Nicola Conte e di Mulatu Astatke in quel di Leuven, o la Cinematic Orchestra in Bruxelles, proprio sotto l’Atomium.
Ah se solo ne avessi voglia di descrivere ambienti, odori, situazioni.
Se non fossi così pigro vi racconterei che mi son fatto dieci km in bici per andarli a vedere questi toghi della Cinematic Orchestra, roba che se lo fai dove sono nato, di andare tipo da Viddalba a Valledoria a ballare in bici sarai etichettato per sempre come quello che andò a ballare in bici e poi ti voglio vedere come fai nei tornanti che portano a Giuncana, in bici, dopo che non solo hai visto la Cinematic Orchestra in questo splendido teatro naturale circondato dagli alberi, ma hai ballato pure la dubstep.
Ambàrati in Belgio.
Ah se solo fossi dotato del dono della parola come vi racconterei di come i film di Fellini continuino a riempire le sale dei cinema di tutta Europa come ad esempio La Dolce Vita stasera alla Cinematek à Bruxelles, che poi cosa ce ne frega a noi della Cinematek, di Fellini e di Bruxelles che in questo momento ci stiamo godendo l’estate, pa piazeri Cucciarò lagazi in pazi, sei togo basta chi ti cagli.
Vi direi che sto a Bruxelles da 3 giorni e ho incontrato a lot of sardish people, bar che si chiamano “L’isola”, e sardi che vanno a vedere i film di Fellini alla Cinematek e non si chiamano Cucciaroni.
E poi le gambe più belle del Belgio di una fiamminga che portava questo titolo con orgoglio, senza vergognarsene che oltre alle gambe c’ha pure il cervello e di come si sia permessa di appellarmi “monsieur Italie” assurgendomi a rappresentare una nazione intera e forse lo ero il rappresentante italiano in quella situazione di sei o sette fiamminghi che parlavano in fiammingo e mi insegnavano come fregare quelli del bancone per bere gratis, sempre lì sotto l’Atomium.
E che anche se me lo hanno insegnato in francese e non in fiammingo il risultato è stato pessimo che tipo quelli del bancone mi hanno scoperto dopo un micro-secondo, altro che italiani bravi a fare magagne.
Ah l’intelligenza, che sembrava ce lo avessi scritto in faccia che “sto cercando timidamente di prendervi in giro” a voi fiamminghi del bancone.
Ah ne fossi capace, come vi racconterei che mentre scrivo sto bevendo latte e sto mangiando biscotti comprati nel Carrefour qui vicino prima che il mio coinqulino olandese mi dicesse tra le tante cose che il Carrefour è caro, di andare altrove. E mi racconta poi che in Olanda tra paesi vicini non si possono vedere tra loro come succede in Belgio del resto, e in Italia, e in Cina pure…chissà, io in Cina non ci sono mai andato.
E tutto questo ce lo siam detti in inglese, chissà come faceva a capirmi questo qua che già noi sardi difettiamo in l’italiano figuriamoci in inglese. Apparte Gianfranco Zola.
Se poi riuscissi a scrivere bene come Conrad che invece di raccontare storielle assurde sui sardi in giro per il mondo parla di natura e di porti inimmaginabili per i più, vi parlerei di come ci si possa consolare con la letteratura e il jazz anche se sei a mille km da casa, e non hai un soldo, né una donna, nè un futuro come scrittore.
Questo Conrad diceva che non riusciva a spiegare alla moglie che anche guardare dalla finestra per lui era lavorare e come potrei riuscirci io d’ailleurs?
Fuori dalla mia finestra c’è una scuola d’architettura e poi una targa che ricorda Maurice Wilmotte che da nome alla via dove abito e che era un filologo importante in quel di Liegi.
Ora, se la Cia mi sta cercando, come suppongo da tempo, saprà dovre trovarmi.
E anche gli appassionati di toponomastica potrebbero trovare questo dato interessante, se mai un appassionato di toponomastica avrebbe voglia di leggere queste due righe.
Se mai fossi capace a scriverle o se ne avessi voglia.
Invece io non ne ho per niente voglia di ridicolizzarmi di fronte ai 2 o 3 lettori giornalieri di questo blog sparuto, quindi non vi racconto proprio un bel niente.
Ma se solo ne avessi un minimo di intenzione mi ispirerei a Hasek, questo scrittore ceco che scriveva su un giornale di destra e poi con uno pesudonimo polemizzava con sé stesso su un altro giornale, di sinistra. Come se io, con un altro nome, scrivessi dei commenti negativi ai miei articoli.
Come se non l’avessi mai fatto o non avessi intenzione di farlo ancora.
E con ancora più difficoltà di prima, visto che non avrei neanche elezioni comunali per divertirmi alle spalle degli altri.
Se ne avessi voglia di polemizzare con me stesso che farei? Attaccherei l’inglese di Zola, l’Olanda o l’inedia che mi impedisce di scrivere?

Cucciaroni

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4 pensieri su “Les Jours Bruxellois

  1. che cazzo è sto delirio? non si capisce niente, prosa sciatta e informazioni inutili…ma dove credi d’andare?
    E poi non ho capito cosa c’entrano le elezioni comunali…in realtà non si capisce proprio niente, passi da Conrad a Hasek ma almeno li hai letti?????
    a scrivere così ci riesco anche io, basta fare un mero elenco di cosa leggo e di cosa ascolto per farmi figo, incredibile come si riesca a scrivere una pagina intera parlando di niente..quel pezzo del latte e biscotti poi…ma chi te le da queste idee geniali? Segui il mio consiglio, invece di perdere tempo con queste cazzate studia che è meglio…

  2. parole come sciatta e mero ti hanno fregato. secondo me Hasek era più bravo!
    e studia gaz!

  3. le critiche son sempre ben accette (nel senso che tagliano). in ogni caso caro il mio anonimo dacci prova di cosa sei capace.

  4. >Ecco qua l’incipit del mio nuovo romanzo……«Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso, poca gente circolava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie.”

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