Afterhours! Ancora una volta, e ancora all’estero.

Dopo Londra l’appuntamento questa volta è a Bruxelles: dal Barfly di Camden Town nel 2007 al Vk, un club di arabi, gestito da arabi con l’aspetto di arabi, in quartiere di arabi e ubicato precisamente in rue de l’ école, che a noi, studenti da una vita e per una vita, ci piace parecchio. Il locale è piccolo e ideale per gustarsi il concerto in intimità, cosa oramai impossibile in Italia dove gli Afterhours spopolano.

Aprono il concerto i Perturbazione, gruppo pop di Torino attivo dalla fine degli anni ’80, che scalda il pubblico con delle melodie troppo mielose per non evitarmi la fuga, e infatti il bar è sempre là e la birra (le birre) pre-concerto si moltiplicano, e intanto si chiacchiera, e dato che fra i pochi stranieri presenti c’è la mia amica spagnola Paula il francese ci distingue un po’. Non sottovalutate mai l’importanza della lingua, sia per i significati, sia per i simboli, sia per la musicalità che si porta dietro.

Mi dico che sarà diverso lo show, perchè è ritornato sulle scene già dall’anno scorso il chitarrista Xabier Iriondo, ottimo musicista, che lasciò il gruppo dopo ’99 causa altri lidi da esplorare e diversi esperimenti da fare. E già dal primo pezzo, un inedito che finirà sul prossimo album, mi accorgo di aver avuto ragione: Manuel Agnelli ostenta il suo look simil-iguana a ricordare che il tempo è relativo: “siamo ancora qua” – recitano “e non siamo cambiati”. E giù di chitarre pesanti, e rumore, e di canzoni in inglese: che meraviglia! Ma non avevam fatto i conti, noi amanti della musica, con chi va al concerto per partecipare: insomma il pubblico vuole cantare come ai concerti di Vasco Rossi, e lo fa in italiano sulla voce di Agnelli che canta in inglese regalandoci una scena triste già vista mille volte. Juda’s blood per il pubblico diventa “Il sangue di Giuda”, White widow “La vedova bianca” e There’s many waysCi sono molti modi”. Insomma la lingua d’Albione è vituperata, e non la si vuole contemplare neanche in musica. Ostinati a rovinare la festa gli indignatissimi italioti presenti invece di godersi “Bungee Jumping”, “Estate” e “Pochi istanti nella lavatrice” (si poga, ragazzi! si poga!) continuano a infastidire il gruppo con cori da stadio, invocando di cantare in “italiano, italiano” e meritandosi parecchi fischi di amplificatore sulla finale Bye Bye Bombay di un Manuel Agnelli visibilmente incazzato e incazzoso (e noi che lo sentimmo a Londra dirci “se staccate i fili, vi stacco le mani” non ce ne stupiamo). La cover di stavolta (a Londra fu Wave of mutilation dei Pixies) è la splendida The Letter di Alex Chilton, andate ad ascoltarvela, è un’ottima sintesi del live. L’omaggio a Milano liberata invece è Milano circonvallazione esterna.

Ma la cosa ahimè non finisce lì, perchè come alla posta o al ristorante in cui non si è soddisfatti della cena si finisce a minacciare gli artisti, incredibile! A bocce ferme, contento di poter scambiare qualche parola con i musicisti, devo invece sorbirmi i fan inferociti che arrivano addittura a chiedere a Giorgio Ciccarelliquanto guadagni, dato che a loro parere il concerto non è durato abbastanza; il chitarrista risponde con un laconico “sicuramente meno di te”. Iriondo invece spiega che i suoi migliori concerti da spettatore son sempre durati poco e non è così difficile capire un’affermazione del genere, da habitués del (sotto)palco come noi. Ci sono alcuni che addirittura chiamerebbero “la polizia”, immaginate un pò.

Insomma la bagarre, e sì, con sommo piacere mi discosto dalla maggioranza dei presenti dicendovi che il concerto è stato carico di energia e gli amici sul palco non si son risparmiati. Lode e gloria agli Afterhours e che continuino a suonare come fanno ormai da più di 20 anni.

Roberto Oggiano

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