Certo che è strano l’inevitabile confronto tra la situazione politica di un paese come il Belgio e l’Italia. Su Le Soir di oggi c’è un’intervista a Elio Di Rupo, leader dei socialisti e famoso per il suo papillon, che in tutta l’intervista è riuscito non solo a non insultare il proprio avversario politico (Bart De Wever- N-Va) ma addiritura a lasciarsi sfuggire il fatto che ha fiducia in lui. In Belgio dopo le elezioni di Giugno, nella quali il partito fiammingo dell’ N-VA ha ottenuto un vasto consenso, trovandosi così in posizione di forza, non si è ancora formato il nuovo governo. I partiti che partecipano al negoziato sono in tutto sette (!) e devono decidere se il nuovo esecutivo amministrerà la nazione allo stato attuale o se la regione nord delle Fiandre costituirà uno stato a sè, lasciandone il Belgio (che comprenderebbe stando alle dichiarazioni di Di Rupo la Vallonia e la regione di Bruxelles) orfano. Il leader socialista lamenta il fatto che il partito fiammingo faccia di tutto per rinviare ab libitum i negoziati che vertono sul nuovo assetto istituzionale dello stato federale e comunitario e sul tema socioeconomico (da alcuni analisti considerato il vero nodo cruciale della questione).
Insomma il Belgio si trova da mesi senza un governo, eppure la gente continua a vivere bene. I politici ancora devono giustificare le proprie dichiarazioni (si anche dei redditi, of course), i toni sono civili, non ci sono nè minacce, nè compravendite di senatori. Di tagli all’istruzione assolutamente non se ne parla e non solo: l’università di Liège ad esempio è solita richiedere allo studente straniero il prolungamento del programma di studi denominato Erasmus, finanziandone quasi interamente il costo.
Anche il giornalismo è in buone condizioni.
Forse è meglio fare il paragone calcistico: il classico derby (Standard Liège – Anderlecht) è finito 5-1 per la squadra di casa, e nonostante lo spettacolo, il livello del gioco lascia molto a desiderare. Non risultano politici di spicco nè presidenti di èquipe calcistiche, nè tantomeno di televisioni.
Non sanno che si perdono.

Roberto Oggiano

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