Certo che  leggere “il manifesto” la mattina non è molto rassicurante; continua a raccontare la disastrata situzione dell’ Italia a livello politico, sociale, culturale ed economico. Un’ Italia irriconoscibile da quella vista in tv e raccontata alle casalinghe da programmi come Mattino 5, Uno Mattina e l’Italia sul 2 (ma che fanno, danno i numeri?!?), un’ Italia che stento a riconoscere nelle parole e nelle preoccupazioni dei giovani che frequento, occupati a parlare di calcio, soldi non suoi e che suoi diventeranno mai, e poco attenti alla realtà circostante. Altri invece si indignano solamente dopo aver toccato con mano l’aridità di possibilità che si presenta dopo il tanto ambito traguardo della laurea.
Riprendo un articolo di Mario Pianta sulla crisi mondiale per fare una piccola analisi della situazione economica italiana: il 8.3 % di disoccupazione (fonte Istat), debito pubblico sulla soglia del 120 % del Pil e divario fra ricchi e poveri che aumenta sempre di più: nel 2000 il 20 % più ricco otteneva il 44 % del reddito disponibile mentre al 20 % più povero rimaneva poco più del 6 % del totale. E la forbice si allarga in tutta Europa. L’ articolo è la fotografia della situazione italiana e si conclude così: “se avete la sensazione di essere diventati più poveri, più indebitati e più precari di dieci anni fa, ebbene, le cifre vi danno ragione”. L’ultima finanziaria non prevede riforme strutturali sul sitema economico e sociale, elargisce poche mance ai settori in difficoltà e dove deve investire taglia.
Eppure c’è chi sostiene (sempre fra i miei conoscenti, of course) che in realtà le cose non siano peggiorate, che la crisi sia una bufala e che chi ne parla sia il solito catastrofista. Cose dette e ridette all’infinito e bombaradate dai tg e dalla stampa “moderata” ogni giorno: la crisi non è così grave, l’ Italia ha retto meglio di tutte le altre e in fondo il pane non manca a nessuno.
Ma ci basta avere solo il pane? E fino a quanto ce lo avremo? Mi si rimprovera all’età di 24 anni di essere noioso e vecchio ad occuparmi di queste tematiche, di essere frustrato perchè leggo troppo i giornali e perchè tengo gli occhi bene aperti su ciò che mi circonda e sul futuro. Ma se non me ne occupo io chi se ne dovrebbe occupare per me?

Roberto Oggiano

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