Stamattina sono stato in Cile con “La Nana” e di pomeriggio a Luton con “Bronson“. Il primo è in concorso (infatti speravo di vedere in sala Maya Sansa, che è in giuria) e parla di una cameriera che si sente parte della famiglia in cui lavora; una famiglia cilena benestante dove i figli di giorno reclamano la playstation 3 e la sera pregano per i bambini più poveri. La tecnica è ottima e la sequenza della sveglia mattutina di Rachel (questo il nome della protagonista) rende bene l’idea di routine quotidiana condotta ormai da 23 anni; routine che viene spazzata via dall’arrivo di una nuova aiutante. Il regista è Sebastian Silva.

Ma la perla è “Bronson”. Racconta la storia del detenuto più violento d’Inghilterra in maniera magistrale. E’ ancora lui, Nicholas Winding Refn, già regista di Pusher a sconvolgere le menti degli spettatori in sala. La violenza è d’obbligo, ma non mancano l’humor e l’ironìa con la prova dell’attore protagonista che non esito a definire superba. E’ anche questo il cinema che voglio vedere e il TFF mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Roberto Oggiano

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