Afterhours Live @ Palasharp 6/11/09

Ore 21.40: Manuel Agnelli sale sul palco e da inizio alle danze; è “Dentro Marilyn” ad aprire l’ultimo concerto dell’ infinito tour “Il paese è reale”. Era la mia terza volta a tu per tu con Manuel e soci (furono Sarroch e Londra), e credo la meno entusiasmante. Forse la presenza di così tanta gente mi ha infastidito; oppure il fatto che ormai al concerto ci vadano cani e porci. Ebbene si, non sono un fan della prima ora (nell’ 88, quando hanno iniziato a girare, avevo 3 anni) ma li ho studiati per bene e non tollero i fan de “Il paese è reale”. A prescindere dalle mie sensazioni, criticabili o meno, è stato un gran concerto: la scaletta nonostante prevedesse quasi tutto l’album “I Milanesi ammazzano il sabato” non ha mancato di serbare sorprese al pubblico. Il trittico “Lasciami leccare l’adrenalina”, “Dea” e “Strategie” ha contribuito a fiaccare la mie precarie condizioni fisiche; “Sulle labbra” e “Bunjee jumping” mi hanno strappato le corde vocali; “Non è per sempre” e “Quello che non c’è” mi han riportato alla mia tarda adolescenza. E poi “1.9.9.6.” sempre attuale, “Ballata per la mia piccola iena”, “Il sangue di Giuda” e “La sottile linea bianca” da “Ballate per piccole iene”.

Manuel è in forma: scherza, balla e s’ improvvisa nuovo Iggy Pop togliendosi la camicia, facendo roteare il microfono, maltrattando la chitarra. C’è spazio pure per Roberto Dell’ Era al basso e alla voce (“Tutti gli uomini del presidente”); per la comparsa Enrico Gabrielli ormai ex membro del gruppo e per il GNU quartet che con i suoi archi fa da sfondo a una romatica “Come Vorrei”. Anche Stefano Rampoldi (ex Ritmo Tribale) ha il tempo per cantare della sua città. Si chiude con i ringraziamenti, gli inviti a non stare sempre zitti su ciò che non va nel nostro paese e con una potente “Bye bye Bombay”: un crescendo di suoni, rumori e luci che saluta degnamente chi ad esempio è venuto da Torino e causa sciopero dei treni è costretto a pernottare un giorno in più in quella città rumorosa, caotica e grigia che da qualche anno pare si chiami Milano.

Roberto Oggiano

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